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  • Immagine del redattoreMatteo

Puerto Madero

Aggiornamento: 19 mag

Buenos Aires, Argentina - gennaio 2023


Il mio viaggio in Argentina è iniziato naturalmente da Buenos Aires, metropoli che al termine del viaggio definirò “la Berlino dell’America Latina”. 


Decidiamo di raggiungere il centro città con il trasporto pubblico, in questo caso un bus di linea. Il viaggio si trasforma in una vera e propria Odissea. 

Sin da subito appaiono i giganteschi alberi che dominano le strade della capitale argentina e nel contempo scorrono sul vetro caldo del finestrino quartieri di tutti i tipi: baracche fatiscenti contornate da polvere rossa, agglomerati di cemento e lamiere apparentemente senza logica, villette molto curate con cortiletti curatissimi e automobili parcheggiate, palazzi residenziali, chioschi, supermarket, stazioni di polizia, negozi vari, banche, meccanici, gommisti…insomma più avanziamo più ci addentriamo nella città. Dopo almeno una ventina di fermate arriviamo a Plaza de Mayo da dove, esausti, ci dirigiamo verso casa prendendo un taxi. In argentina il trasporto pubblico è quasi gratuito mentre i taxi hanno un costo più o meno normale. È veramente difficile dare un valore alla moneta argentina, la quale è letteralmente impazzita negli ultimi 20 anni (almeno) causando diverse crisi e l’inevitabile impoverimento del Paese tutto (privilegiati a parte). 

Il tassista è davvero un tipo simpatico e il naturale interloquire del mio amico Carlos alimenta la discussione con argomenti sempre azzeccati tra cui il Mondiale appena vinto dalla Selecion ovviamente. 

Dopo un breve excursus sulla “locura” argentina (legami tra festeggiamenti, crisi monetaria, politica e le innumerevoli difficoltà di vita quotidiana nel Paese), la storia dell’obelisco e il legame dei Portenos con lo stesso, arriviamo finalmente a destinazione. Il nostro appartamento si trova nel cuore di Belgrano, quartiere residenziale di Buenos Aires e, da quello che ho capito, anche uno dei migliori in cui vivere. Io per lo meno posso dire di essermici trovato molto molto bene! 

Il tempo di appoggiare le valigie e ci tuffiamo nella metropoli, stanchi ma curiosissimi di esplorare una Capitale che offre un mix di culture davvero singolare. Oltre che dalla gente, questo mix lo si evince ammirando l’architettura della città che mostra quanto le influenze dei popoli immigrati abbiano plasmato praticamente tutto. 

Prendiamo il Subte che in una mezzora ci riporta in pieno centro e all’uscita della fermata è l’obelisco a dominare la scena. Senza dubbio ho ancora in mente le incredibili immagini dei festeggiamenti del Mondiale e, con queste scene in mente, subito avvisto un mega cartellone pubblicitario di Maradona associato ad una pubblicità di tipo arabo di cui non comprendo a pieno il significato.

Dopo le foto di rito camminiamo verso il Teatro Colon, che visiteremo poi al nostro rientro dal Sud del Paese e continuiamo curiosi la nostra passeggiata fino a che decidiamo che è ora di cena e ci dirigiamo verso Puerto Madero. 

Puerto Madero è un barrio di Buenos Aires. Prende il nome dal commerciante che ne sviluppò il progetto Eduardo Madero. Il quartiere confina a nord-ovest con Retiro, ad est con il Rio de la Plata e la riserva ecologica di Buenos Aires, a sud con La Boca e ad ovest con San Telmo, Monserrat e San Nicolas. 

Eduardo presentò ben tre progetti, l’ultimo dei quali venne approvato nel 1881. Al tempo la città era praticamente priva di un’infrastruttura portuale in grado di consentire l’attracco di grandi imbarcazioni e il movimento di merci e persone veniva effettuato tramite vaporetti o, nel migliore dei casi, servendosi di grandi moli in legno non sempre raggiungibili a causa delle maree. 

La realizzazione di questo immenso progetto provocò la radicale modifica della geografia della zona con il posizionamento di una gigante isola artificiale composta di pietra e sabbia che permise poi di posizionare darsene, moli e grandi magazzini nell’area del porto.

La storia ci racconta che anche il terzo progetto di Eduardo Madero non fu esattamente visionario. Il porto divenne obsoleto nel giro di dieci anni a causa delle sue dimensioni; troppo piccole per ospitare un movimento di merci che diventava sempre più imponente. 

Soltanto alla fine del 1989 il Governo decise di riqualificare la zona dando il via, nel corso degli ultimi 30 anni, alla costruzione di infrastrutture, grattacieli e parchi che trasformarono il porto, tra infiniti sprechi di risorse, nel quartiere più esclusivo della città.


Matteo


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