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Incontri surreali con il mondo e con me stessa

New York, agosto 2023


In tutta la mia vita ho visto più film, foto e video di New York che di qualsiasi altro posto sulla terra. Una vita a immaginarla, come quando sei segretamente innamorato di qualcuno e cerchi di visualizzarlo/a in tutte le sue forme e sfaccettature. “Chissà com’è davvero”. Eppure prima di metterci piede, per diversi mesi ho sentito di quanto fosse degenerata, un po’ più sporca e lasciata andare, un po’ più pericolosa.


Ho raggiunto i miei genitori al JFK - non li vedevo da diversi mesi - e ci siamo fatti inghiottire dalla città per 5 giorni, in un alloggio minuscolo, puzzolente e senza ricircolo dell’aria che aveva veramente poco a che fare con le foto e con il prezzo. “Pazienza, non sono qui per questo” penso, guardando i miei un po’ disorientati la loro prima volta fuori dall’Europa e da tutto ciò che sembrava familiare. Sdrammatizzo, fingo di non notare dettagli che sapevo avrebbero creato polemiche e lamentele, e sento un po’ più di serenità nell’aria.


La città ha un odore acre d’estate, che si alterna a quello di erba e di smog. Ti senti catturato dalle altezze e passi il tempo con il naso all’insù, ma è per strada che succede la vera magia. I senza tetto, le persone che parlano da sole o vagano per le strade rovistando tra i cestini sono moltissime. Eppure c’è musica, c’è ritmo, c’è carattere, c’è diversità, c’è arte. Ho visto persone fare cose pazzesche con le percussioni quando gli unici strumenti che avevano erano delle bacchette e due contenitori di vernice vuoti. Dei sorrisi sdentati mi sono sembrati bellissimi. La strada si era trasformata nel palcoscenico più bello che avessi mai visto: spontaneo, naturale, senza pretese, nudo e crudo. 


Una sera passeggiando decidiamo di passare da Times Square perché c’e sempre musica a qualsiasi ora. La mia insegnante di dancehall mi aveva detto di cercare un suo amico, Bouba, che si esibisce lì ogni sera con la sua crew. Inutile dire che di gruppi che ballavano ce n’erano tantissimi. Non demordo fino a quando non vedo un ragazzo che fa una capriola per aria e vola al di sopra della folla. Ecco Bouba. I ragazzi erano spettacolari, mi avvicino per mantenere la promessa e mandargli i saluti e si trasforma nella conversazione più spontanea e divertente di sempre, qualche passetto e grandi risate. Facciamo per tornare a casa, cerco il baracchino della lotteria con i biglietti di Broadway scontati e mi passano davanti due ballerini di Bachata sensual che seguo da anni e adoro, e li abbraccio come se fossero amici di una vita. Avevo un’energia addosso che non ho smaltito per diverse settimane.


Scopriamo un posto che fa colazioni con frutta e açai brasiliano e conosco Daniel, un ragazzo della Repubblica Domenicana di una gentilezza e premurosità infinita che mi racconta della sua famiglia che non vede da 7 anni, a cui manda sempre soldi e della sorella più piccola, che spera di portare negli Stati Uniti con sè un giorno.


Avevo avvisato i miei che una sera mi sarei assentata per andare a una lezione di afrobeats: pensavo niente di serio, e invece mi sono ritrovata in un’accademia di danza strafamosa, con i miei ad aspettarmi sulla panchina lì fuori. Un misto tra “mi sento un pesce fuor d’acqua” e “mi sembra di essere nel mio sogno di quando avevo 7 anni, 21 anni dopo”. In quella sala mi sono spogliata delle mie paure, delle mie insicurezze e del non sentirmi all’altezza, e mi sono lasciata andare. “Hai un’energia positiva che riesci a trasmettere a tutti quelli che ti stanno intorno. I passi li possono allenare tutti, ma è tutta una questione di faccia e tu ti stavi proprio divertendo stasera”. Elton mi ha fatto ricordare di muovere l’anima oltre che il corpo quando ballo.


E alla fine di tutto ho capito. Quell’accozzaglia di cliché americani, stereotipi, posti idealizzati, ricchezza, povertà, arte, musica, caos, rumori, odori… aveva una vibe. Ho pensato a quanto è facile giudicare, ignorare, fissarsi sulle cose negative mentre corriamo nella frenesia della nostra routine… quando dovremmo ricordarci più spesso della nostra umanità. Non ero lì per visitare la città, ero lì per avere qualcosa da quella città. E me ne sono resa conto solo quando me ne sono andata, e di quell’energia già sentivo la mancanza.


New York
Per strada

New York
A spasso

New York
A campetti

New York
Respiro profondo nel presente

New York Dancehall
A lezione con Elton

New York
Family


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